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Club Taurino Italiano

La corrida è vita

 

Torinese del Toro e del segno del toro, sono sempre cresciuto con una sorta di devozione verso questo animale. Per qualche tempo fui un oppositore, quasi un antitaurino, o per lo meno un indifferente alla corrida nonostante frequenti permanenze in Spagna. Finché fui in qualche modo costretto ad andare in una sperduta arena di un pueblo di Salamanca dove per magia iniziai improvvisamente a respirare l’aria de los toros, a vedere la loro potenza, a intuire il coraggio del matador.

Da lì iniziò a crescere una curiosità sempre più forte per il mistero che si celava dietro la sfida tra torero e toro.

Non è la sete di sangue, o di protagonismo o di fama che scatena tale magia come gli antitaurinos credono e fanno credere. Ma ho da subito avuto l’impressione che quella magia nasca dall’amore per il toro, che da secoli continua a vivere e calpestare terre abbandonate dall’uomo. Un animale che non esisterebbe più se oggi non ci fosse la corrida. Un animale allevato, amato e curato come nessun’altro al giorno d’oggi. Con una vita più libera di quella di un cane o un gatto da appartamento. Con una morte più degna di quella di un’aragosta bollita.

Quest’arte misteriosa si crea anche grazie al coraggio e alla bravura del torero che cerca di far uscire le qualità di un toro in onore della sua forza, della sua razza, delle sue origini. Ma non è solo questione di tecnica, di modi di affrontare un toro, di perfezione estetica. Il fascino della corrida per me è soprattutto nel legame toro-torero, nella danza con la muerte, nel rapimento fino all’innamoramento che si crea tra i due per giungere fino al trionfo attraverso la estocada perfetta.

Credo poi che quello della “festa” sia un altro elemento imprescindibile per vivere e capire quest’evento. Solo così si può comprendere il senso di gioia e tragedia, di festa e dramma che si vive andando a los toros. Che appunto si chiama “Fiesta de los toros”. E che non è solo Pamplona, ma è tutto un insieme di tradizioni naturalmente intrinseche allo spirito spagnolo e presenti in tutte quelle terre dove ancora c’è il culto per il toro, come la Francia, il Portogallo, il Messico, il Perù o la Bolivia.

Infine la corrida genera in me sensazioni uniche. Mi piace quel vociare agitato tra la folla prima di entrare in un’arena, mi incutono rispetto i “trajes de luces” dei toreri che brillano al sole, adoro lo scorrere silenzioso, ma preciso del cerimoniale della corrida, mi affascinano le musiche struggenti che già premiano i toreri, mi piace il silenzio drammatico che improvvisamente si fa alla fine della faena. Così come vedere la tensione del matador prima della estocada. E quale emozione quando questa si trasforma in boato, e tale boato in trionfo!

La corrida non è uno sport, né una mera forma di cultura popolare, ma una forma d’Arte. Perché solo l’Arte si può capire universalmente senza una lingua comune. E la Tauromaquia può essere capita e può emozionare un italiano, un americano, un tedesco o un giapponese. E generare altra Arte.

La corrida non è una lotta barbara, ma una rito ancestrale che ci porta a conoscere l’identità dell’Uomo. Che rispetta e cura la natura, ma che prevale su di essa. Un Uomo che non ha paura della morte e per questo osa affrontarla. Per coraggio, per creare belleza, perche crede nella vita.

 

Niño De Loreto