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Club Taurino Italiano

E Morante toreò nel Cielo dei toreri per un istante

 

7 maggio 2023

(fotos Arjona, E. Porcuna, M. Berho, EFE, J.C. Muñoz)

 

Dicono che quando si muore si veda tutta la propria vita passare in immagini davanti ai propri occhi.

Lo scorso 26 aprile 2023, giorno della “coronazione” di Morante a Sevilla, alle otto della sera mentre moriva il toro Ligerito davanti a me passavano immagini della mia vita morantista.

Un’avventura iniziata due decenni prima in un caldissimo agosto del Puerto de Santa Maria, dove il genio de la Puebla otteneva un rabo dell’ultimo toro suscitando l’euforia collettiva. Mi fu subito chiaro che quello sarebbe diventato uno dei miei toreri preferiti e che avrebbe scritto pagine memorabili nella storia della Tauromachia e nella mia vita.

Passavano poi le immagini di infinite discussioni con chi in quei tempi scommetteva che Morante si sarebbe ritirato presto o avrebbe fatto la stessa fine di Belmonte, con chi lo trattava come “un loco”, con chi preferiva non andare all’arena quando c’era lui, o con chi addirittura lo trovava “goffo” toreando. Riaffioravano anche i momenti vissuti in varie arene dove il pubblico sadicamente godeva nel fischiarlo dopo una giornata negativa o in quelle dove la sua Arte non veniva compresa quando appariva (ed era cosa anche peggiore).

 

(foto E. Porcuna)

 

Ma rivivevo anche altri momenti indimenticabili. Le encerronas di Madrid (quella del 2007), quella di Ronda (una poesia trasformata in toreria) una storica corrida sevillana, poco ricordata, vestito di verde y azabache, o il suo trionfo di Bilbao (la sua tarde più importante prima della pandemia) arrivando fino alle indimenticabili faenas degli ultimi due anni. Momenti vissuti e condivisi con grandi aficionados e tantissimi amici, alcuni mai più visti altri nel cuore per sempre.

Vedevo e rivivevo tutto questo come in trance mentre Morante dava la  vuelta al ruedo con il rabo appena conquistato, raggiante e trionfante: aveva appena firmato una delle pagine più gloriose della Storia della Tauromachia e solo il calore prosciugava lacrime di commozione.

Scriveva l’amico e compianto Juan Posada proprio dopo una memorabile faena di Morante 14 anni orsono: “El arte es expresión del alma. En el torero, para que lo sea de verdad, debe unirse con el valor”. Che poi è l’essenza di quanto è successo quel giorno a Sevilla: in una fusione tra arte e valor è comparsa nel ruedo el alma di Morante ed il suo duende ha ammaliato il pubblico fin nel profondo portandolo in una dimensione totale dei sensi, impossibile da descrivere.

 

(Foto Arjona/Pagés)

 

Il duende appare raramente, ma lo si può conoscere se lo si cerca e lo si sa cogliere. Garcia Lorca ci ha spiegato come il duende non sia una dolce musa ispiratrice, ma uno spirito che quando si sveglia “brucia il sangue come un tropico di vetri”. E’ una forza interiore incontrollabile che sale dalla pianta dei piedi in contatto con la terra (specie se andalusa) che è dove si nasconde il duende.

Scriveva Lorca in Bodas de Sangre:

“Qué yo no tengo la culpa

Qué la culpa es de la tierra

Y de ese holor que te sale

de los pechos y de las trenzas”

 

La “colpa” quel 26 aprile era di Ligerito, il gran toro con cui Morante si è trasfigurato, toreando più intensamente che mai, più “profundo” che mai, più “tecnicamente perfetto” che mai, più antologico che mai. Sgorgava da lui un toreo puro che emanava musicalità a compàs del toro. Il suo spirito era in connessione con la terra del duende e pareva connesso anche a quello di tanti toreri del passato, in quel momento presenti in passi di capote e muleta. Veronicas alla Curro Puya, altre alla Curro Romero, tafalleras alla Nicaor Villalta, passi di capote ricordando Chiquelo e Gaona, kikiriki pepeluisistas, ayudados por altos paulistas, molinetes gallistas, naturales belmontistas, desplantes bienvenidistas e su tutto la personalissima essenza Morantista.

 

(Foto M. Berho)

 

 

Un momento unico e straordinario di duende. Calzano a pennello infatti le parole di Lorca che dice che il torero posseduto dal duende “impartisce una lezione di musica pitagorica e fa dimenticare che scaglia costantemente il cuore sopra le corna

E il cuore sopra le corna quel giorno ci passò davvero e a pochi centimetri, quando Morante, consapevole di aver dato tutto con capote e muleta, si preparò con la sua spada ad eseguite “il momento della verità” con la massima lentezza, serietà e solennità. La spada entrò nel punto più difficile e mentre Ligerito moriva il Maestro dipinse ancora due passi di muleta, un onore riservato solo ai tori “bravos”.

 

(Foto Arjona/Pagés)

 

Da quel momento fu un tripudio indescrivibile. E fu rabo. E Puerta del Principe.

E Curro e Paula, presenti nella Maestranza applaudivano emozionati. Al gitano Rafael andò la coda (“pa que no me digas más nà” gli disse Morante); dal faraòn Romero i complimenti più toreri (“sogno ancora con le sue veroniche” disse il giorno dopo).

 

(Foto J.C. Muñoz)

 

E alla fine della corrida, l’aficiòn sevillana invase  l’arena al compàs de bulerias per portare Morante lungo il Guadalquivir in un torrido tramonto che trasudava toreria, sogno di un bimbo nato torero, nato per noi alla Puebla del Rio.

 

 

El Conde de Moncalvo

 

(Foto EFE)

 

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